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PREMATURO A CHI? LA MATURITA’ SENSORIALE ED EMOTIVA DEL BAMBINO PREMATURO

Il termine prematurità associato ad un bambino fa sempre pensare a lunghe tabelle che vanno a definire il livello di gravità della nascita avvenuta prima del tempo ed il peso con il quale il piccolo si presenta al mondo. Tali fattori, messi insieme, oltre a molteplici altri parametri clinici, forniscono la fotografia al neonatologo del piccolo cucciolo d’uomo che si trovano di fronte. Fotografia essenziale e prioritaria per la sua sopravvivenza.

Per una mamma ed un papà però non c’è solo questo… in quel corpicino sono racchiusi sogni, aspettative, identità, sentimenti che a loro volta vengono custoditi in uno scrigno prezioso… il nome del piccolo atteso. Il nome, se ci pensiamo bene, è il nostro primo elemento distintivo dall’altro, il nostro essere persona che ci identifica agli occhi del mondo e, nel momento in cui l’altro ci valorizza per nome, noi iniziamo ad esistere. Spesso viene proposto nelle presentazioni dei gruppi “Il gioco del nome” dove, per farsi riconoscere dal gruppo si pronuncia ad alta voce il proprio nome ed esiste una differenza sostanziale tra il “io sono…” ed il “mi chiamo…”. Tutto ciò un bambino non riesce a dirlo ma soprattutto un bambino prematuro viene identificato prima con un peso ed un’età gestazionale e poi con il proprio nome… perché, giustamente, in quel momento in cui tutto deve essere veloce per salvargli la vita, non importa il nome ma diventano vitali altri parametri. Poi, stabilizzato il nascituro, arriva il momento delle presentazioni ufficiali. Ed è in quel momento che è fondamentale iniziare ad osservare la maturità di quello scricciolo prematuro.

Perchè nella prematurità vi è una spiccata maturità…. Il suo essere individuo.

Con la nascita prematura, il neonato è un essere ancora in divenire ma capace, pur se piccolissimo, di cogliere le esperienze che l’ambiente extrauterino offre. (fonte: “Il bambino prematuro o pretermine” www.neuropsicomotricista.it)

Il neonatologo dottor Gherardo Rapisardi, in un’intervista rilasciata nel libro “Nato prima del tempo. Sacralità della nascita e accoglienza amorevole al neonato prematuro” di Elena Balsamo (Ed. Il leone verde) parla dello sviluppo psicomotorio e relazionale del bambino:

“Fin da età molto precoci l’essere umano è dotato di funzioni motorie, sensoriali e comportamentali che lo rendono perfettamente adattato a un particolare momento del suo sviluppo. Per comprenderne lo sviluppo, già l’embrione e il feto vanno visti non come esseri immaturi, bensì come dotati di crescenti abilità, individuo  in cui la selezione della specie ha reso funzionali le competenze più idonee a risolvere i principali problemi ambientali di quelle specifiche epoche della vita. Individui che si sviluppano in quanto parte di una relazione. Lo sviluppo neurologico è infatti un fenomeno relazionale dove il potenziale genetico si esplica adattandosi continuamente all’ambiente fisico, psichico e sociale che lo circonda. Fin dalle primissime fasi lo sviluppo del sistema nervoso non avviene per rispondere a stimoli esterni, bensì per progressiva maturazione di meccanismi e funzioni che partono autonomamente dal suo interno (endogenamente generate), che devono adattarsi alle esperienze ambientali che incontrano e da queste potranno essere sostenuti e promossi, ma anche disturbati (acquisizione epigenetiche). Determinanti nello sviluppo del bambino fin da precocissima età sono gli aspetti qualitativi della relazione con l’adulto che si prende cura di lui, in primis la madre. Lo sviluppo del bambino non ha bisogno quindi di “tanti stimoli”, come oggi spesso si sente impropriamente dire, ma di proposte di esperienze che rispondano ai suoi bisogni fisiologici e che siano interessanti per lui meglio ancora appassionanti. È il modo in cui le esperienze vengono emotivamente e affettivamente ricercate, percepite vissute, che è determinante per lo sviluppo”…. Continua “Lo sviluppo psicomotorio infatti è motivato da propositività, intenzionalità e condivisione di significato, la cui spinta è nata e sostenuta dalla qualità delle relazioni e delle emozioni. Il feto e il neonato quindi, e anche il nato pretermine, vanno considerati come individui che esprimono nei loro comportamenti il massimo di autonomia possibile per ciascun momento considerato e non come portatori di carenze da colmare. Individui Con dei bisogni specifici, che vanno rispettati soddisfatti per promuovere al meglio lo sviluppo”.

Seguendo il filone della maturazione delle strutture cerebrali possiamo già osservare come in una vita fetale ci sia già una maturazione mentale intesa come “funzione che genera la metafora la quale usa il gigantesco computer per scrivere la sua poesia e le immagini di un mondo che rifulge di significati (fonte: “Nati Prematuri, Tracce psichiche negli adulti e cura psicanalitica. Ed. Franco Angeli”). Il biologo Boncinelli scrive: “molti dei circuiti del mio cervello si sono formati sulla base del mio patrimonio genetico, come per ogni animale dotato di cervello, Ma anche sulla base di ciò che mi è successo nei primi mesi o anni di vita. Gli eventi di questo periodo non sono stati semplicemente immagazzinati nel mio cervello ma vi sono per così dire stampati, scolpiti incisi nella polpa vivente del mio sistema nervoso. Quello che ho preso e toccato con mano mentre il mio cervello si sviluppava era già lì, al suo interno, come parte integrante. Noi cominciamo consapevoli di imparare quando già sappiamo tante cose”. (Boncinelli, Fiorello, 2008, pg. 30).

Autori come Edelman e Damasio ( 2003) hanno sottolineato come le basi della vita mentale si costituiscano nella vita fetale. Edelman osserva come il cervello costruisca mappe, circuiti sempre più complessi che si sviluppano a partire da circuiti base precedentemente prodotti. Damage ipotizza come nella vita fetale si vengono a costruire le emozioni di base, legate alle primarie sensazione di buono e di cattivo, che verrebbero poi attivate nella vita post-natale dal contatto con l’esperienza, sviluppandosi in emozioni secondarie che assumono qualità rappresentative. (Fonte: Nati Prematuri, Tracce psichiche negli adulti e cura psicanalitica, Ed. Franco Angeli).

Di seguito una panoramica tratta da un estrapolato della tesi di Valentina Vesci (fonte: www.neuropsicomotricista.it) per avere un quadro generale sulle tappe dello sviluppo sensoriale del bambino pretermine per comprendere con quanta maturità nell’immaturità questi piccoli guerrieri si trovano ad affrontare la vita….

Il neonato prematuro richiede e ha necessità di esperienze sensoriali adeguate che tengano conto dei periodi critici dello sviluppo. Questo perché il cervello del nato pretermine appare troppo sensibile: è incapace di rielaborare correttamente le informazioni ed incapace di difendersi, soprattutto se le esperienze dell’ambiente in TIN non sono adeguatamente filtrate e modulate. La nascita prematura comporta un’interruzione degli input sensoriali che dovranno essere rielaborati.

Quando il sistema tattile è immaturo e lavora in modo non adeguato, vengono mandati alla corteccia cerebrale segnali neuronali anormali che possono interferire con altri processi cerebrali. Di conseguenza, si verificherà una sovrastimolazione del cervello che potrà condurre ad una eccessiva attività cerebrale che non può essere né deviata né organizzata. Ciò può causare una disorganizzazione dei propri comportamenti e può far insorgere una risposta emozionale negativa alle sensazione del tatto.

Tenendo in considerazione che la pelle è il mezzo con cui possiamo metterci in comunicazione da subito con il neonato diventa essenziale comprenderne la maturità e delicatezza di ogni singolo bambino così non gli venga sottratta la possibilità di entrare in comunicazione positiva con l’altro. Poichè il neonato prematuro viene obbligatoriamente esposto ad esperienze negative di contatto perché deve sottoporsi spesso a manovre invasive e dolorose, potergli proporre tocchi positivi risulta essere un atto di bilanciamento esperenziale, sensoriale imprescindibile dal resto della presa in carico del bimbo.

Il senso del gusto si sviluppa a partire dalla 26ª alla 28ª settimana di età gestazionale quando il neonato inizia a rispondere ai diversi sapori, alla 32ª settimana emerge la protrusione della lingua, e infine dalla 35ª-40ª settimana di gestazione vi è maggiore differenziazione per odore e sapori (predilige il dolce). È fondamentale, che già all’interno della TIN il bambino faccia esperienze più naturali possibili di alimentazione in quanto il successo nell’alimentazione influenza l’aumento della maturazione del cervello

Inoltre, questo senso, risulta essere importante, in quanto determina le prime esperienze di accettazione o di rifiuto della realtà e svolge un ruolo importante nello sviluppo della capacità di adattamento e del senso di appartenenza.

Anche il senso dell’olfatto si modifica per il bambino che nasce pretermine: La condizione del bambino prematuro separato dalla madre, e soggetto agli odori della terapia intensiva, può essere paragonata, in un certo senso, a quella di un adulto che si trovi in una società dove si parli una lingua a lui sconosciuta, una lingua scritta con caratteri indecifrabili, dove gli odori, i sapori, i rumori gli siano estranei, dove sia curato da persone con le quali senta di non aver niente in comune. Il neonato, infatti, viene privato improvvisamente di questi punti di riferimento, si ritrova in uno stato di completa dipendenza nei confronti di un ambiente del quale non comprende niente e nel quale, soprattutto, non si riconosce.

Per quanto riguarda l’udito, diversi studi, hanno dimostrato che i bambini nati prematuramente (tra la 32ª e la 35ª settimana) dimostrano le stesse capacità dei bambini nati a termine. Se ne evince che i neonati possiedono determinate abilità ben prima della nascita. Intorno alla 22ª settimana, si inizia ad osservare una reazione di evitamento quando gli viene proposta una musica ad alto volume attraverso la parete intrauterina: la frequenza cardiaca aumenta e aumentano i suoi movimenti. Allo stesso tempo, se lo stimolo sonoro continua a ripetersi, il bambino mostrerà adattamento. Da ciò si deduce che il neonato possiede già una memoria a breve termine. Alla 24ª-25ª settimana il feto rivolge il capo verso la sorgente sonora. Alla 26ª-28ª settimana, vi è un’iniziale risposta a suoni provenienti dall’esterno dell’utero. Tra la 30ª e la 34ª settimana di gestazione il bambino reagisce a suoni interessanti e fa una differenziazione di suoni ed intensità. Alla 36ª settimana riconosce la voce materna. Il periodo che intercorre tra la 28ª e la 36ª è fondamentale in quanto divengono operanti i fondamentali meccanismi dell’analisi di intensità e frequenza acustica.

Il sistema visivo, nel suo sviluppo segue le seguenti tappe fisiologiche:

  • 12ª settimana di E.G risposta di evitamento in utero ad una luce forte;
  • 23ª-25ª settimana di E.G. : inizia la mielinizzazione del nervo ottico e la differenziazione dei coni e dei bastoncelli
  • 25ª-27ª settimana di E.G. : risposta pupillare e ammiccamento alla luce;
  • 28ª-30ª settimana di E.G. : movimenti saccadici degli occhi;
  • 30ª-31ª settimana di E.G. : inizia fissazione ed interesse visivo di fronte alla bassa illuminazione;
  • 32ª-33ª settimana di E.G. : fissa oggetti in movimento, soprattutto a bassa luminosità ed inizia a seguire;
  • 34ª settimana di E.G. : inseguimento orizzontale, accenna a quello verticale.
  • 36ª settimana di E.G. : inseguimento visivo in tutte le direzioni. Preferisce le linee curve e l’inseguimento orizzontale
  • 40ª settimana di E.G. : maggiore sensibilità alle variazioni di luminosità e contrasti. Scarsa coordinazione di occhio-mano”.

Da questa breve carrellata di dati in merito alla maturità del mondo sensoriale del bambino nato pretermine è possibile accorgersi a colpo d’occhio quanto sia importante lo “sguardo” con cui si osservano questi piccoli guerrieri poiché il condizionamento che si esplica attraverso i tanti modi comuni di parlare possono creare un’immagine del bambino agli occhi dei genitori vincolante a tal punto da rendere invertito il modo di osservarli non solo durante il ricovero ospedaliero ma per tutta la loro vita.

“Lo sguardo è importantissimo: è molto di più di ciò che l’organo della vista ci permette di vedere. “Sguardo d’amore”, ovvero quello sguardo che incoraggia, contempla, dice sei ok, vai bene come sei per quello che sei. È un sì senza senza se e senza ma: e questo messaggio che, ricevuto, ci fa vivere e crescere bene! Ora se la vista è il senso che matura più tardi rispetto agli altri organi di senso, gli occhi possono incominciare ad aprirsi intorno alla venticinquesima settimana di età gestazionale e la vista di un lattante sarà uguale a quella di un adulto soltanto a 6 mesi di vita, ci rendiamo conto di quale grande immaturità visiva possa avere un bambino nato molto prima del termine; ma lo sguardo, lo sguardo di cui abbiamo parlato prima, quello sguardo sarà per lui indispensabile, perché è uno sguardo che va oltre la sua possibilità di vedere, è lo sguardo di chi gli sta intorno con rispetto e aiuto, e anche quello sguardo che lo farà crescere più in fretta…..

Beh, il segreto è tutto qui: sto attento al neonato come se fosse un adulto”.

Roberto Rossini, neonatologo (Nato prima del tempo. Sacralità della nascita e accoglienza amorevole al neonato prematuro” di Elena Balsamo (Ed. Il leone verde).

“Il bambino quando nasce entra nei nostri occhi, sono i nostri occhi che lo accolgono.” (Psicanalista francese Delasus).

Sostenere dunque la mamma, vissuta come strumento di protezione e di risonanza sia emotiva che esperenziale, fondamentale per permettere al bambino di proseguire il proprio percorso di sviluppo anche in una realtà extra uterina precoce, risulta essere un compito inscindibile dalla presa in carico medica.

Secondo Fonagy è nel rispecchiamento dell’infante con i genitori che si sviluppa una condizione della mente capace di mentalizzazione dove per mentalizzare si intende quando vi chiedete: “perché ho fatto questo? O vi meravigliate: “ho ferito i suoi sentimenti quando ho detto questo?” . la vostra capacità di mentalizzare vi permette di dare un senso al comportamento (Allen, Fonagy et al. 2008, pg 342). Bateman, Fonagy (2004, pg. 80) dicono che “La prospettiva oggi prevalente di orientamento bio sociale verso lo sviluppo bio emotivo sostiene che madre-bambino sono impegnati in una comunicazione affettiva fin dai primi giorni di vita” e con probabilità, anche nella vita fetale. “La capacità del bambino di mentalizzare, conseguenza diretta di questa comunicazione che inizialmente si propone come trasmissione di stati emotivi, espressioni mimiche, contatto fisico, per arrivare alla capacità di tentare di dare un significato psicologico ai comportamenti altrui come i nostri, propone in definitiva una intenzionalità degli stati della mente (Allen, Fonagy et al. 2008, pg. 5).

Il neonato prematuro non ha ancora tutti gli strumenti a disposizione per vivere le emozioni che lo immergono in una realtà tutta sua ma ha bisogno che questa venga filtrata dal contenitore materno.

Come Osserva Gandini, “il neonato al momento della nascita si viene improvvisamente a trovare in un ambiente che non è più il confine di sè stesso ma in uno spazio limitato che lo espone alla possibilità di una frammentazione nell’infinito. Questo stato di estrema vulnerabilità deve essere contenuta dall’ambiente accudente, che deve garantire una sensazione di continuità, continuare a fare esistere un confine stabile che definisce quel se stesso che è stato perduto con la nascita e quindi con il distacco dal contenitore materno. L’osservazione dei ricercatori romani Latmiral e Lombardo nel 2007 sottolinea l’importanza per il nato pretermine di una situazione ambientale la meno distante possibile dell’ambiente intrauterino, per poter completare il proprio sviluppo fetale. La capacità di continuare ad attendere, di stare in una situazione di sospensione, come se il proprio figlio continuasse il suo percorso e sviluppo fisiologico, si scontrano col fatto che la situazione di questi prematuri sono spesso critiche, che vi sono problemi di maturazione fisiologica, necessità di interventi medici, eccetera. L’elaborazione di questo impatto e delle conseguenze che esso potrà avere sul resto della vita dell’individuo spetta di fatto alla mente materna, intesa come ambiente di accoglimento che deve restare con questo peso in uno stato di solitudine sostenuta dalla presenza del “terzo” il padre”. (fonte: Nati Prematuri, tracce psichiche negli adulti e cura psicanalitica. Ed. Franco Angeli )

Vi è una maturità in loro che va aldilà del nostro comprendere, che segue un’unica dimensione, l’Amore.

Dal libro di Elena Balsamo “ Com’è dimostrato dal caso delle gemelline nate premature, raccontato anni orsono sulle pagine della Rider’s Digest: una delle due versava in condizioni di salute molto critiche e si temeva per la sua sopravvivenza. L’infermiera di turno non sapendo più che fare pensò di approfittare dell’assenza della caposala per metterle insieme nella stessa incubatrice, pratica allora in uso negli Stati Uniti. Ecco che avvenne il miracolo: la gemellina mise il braccio intorno alla schiena della sorellina come per farle sentire il tuo sostegno e la sua vicinanza e il battito cardiaco e respiro della piccola si normalizzarono all’istante. Avvolta in quel tenero abbraccio la bambina che a poco a poco si riprese. Una storia emblematica e commovente documentata da una fotografia memorabile che è la chiara dimostrazione del potere terapeutico dell’amore”.

Il momento della nascita, specie se pretermine, coinvolge qualsiasi genere di dimensione funzionale, compresa quella psichica.

Diventa dunque di fondamentale importanza integrare lo sguardo di chi li osserva valorizzando la dimensione emotivo-psicologica-relazionale. Poiché guardare questi cuccioli d’uomo come piccoli maturi, guardarli con rispetto, delicatezza ed attenzione, in modo amorevole, capaci di sorprenderci e di avere un linguaggio tutto loro ma comprensibile e maturo, darà loro la possibilità di sentirsi al sicuro in un mondo arrivato prima del termine.

Un neonato ha bisogno di respirare, di essere nutrito, di caldo e di amore (Riccardo Davanzo, neonatologo)

Dott.ssa Eleonora Rossini

Psicologa e Psicoterapeuta Ancona

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